Diabete Sport Training

Diabete Sport Training

pieghevole

Finalmente, dopo mesi di impegnativo lavoro per l’organizzazione, siamo finalmente arrivati al momento della realizzazione del campo di diabete sport di Orosei. Il campo che fa parte di un progetto che vedrà la realizzazione di 8 campi in tutta l’Italia, finanziato dalla Fondazione Vodafone e realizzati in partnership con il centro di medicina sportiva Marathon.
Il progetto che riveste un alto valore socio sanitario, in ogni campo si pone l’obiettivo di educazione e promozione sportiva. Al campo di Orosei saranno presenti 120 ragazzi con diabete, dai 6 ai 30 anni, che in questi tre giorni avranno la possibilità e il piacere di provare vari sport, seguiti dai diabetologi e dagli specialisti di medicina sportiva di Marathon.
Noi di AGDIA Onlus siamo orgogliosi di aver contribuito, con il nostro impegno nell’organizzazione, a dare a questi ragazzi un’ opportunità che senza il determinante contributo della Fondazione Vodafone, sarebbe stato irrealizzabile. Nonostante il numero dei casi di diabete infanto-giovanile veda la Sardegna prima al mondo, il nostro Governo Regionale non é per nulla attento alle tante implicazioni legate al diabete, soprattutto quando queste riguardano i bambini e i giovani. Alla luce di questa considerazione questa esperienza acquista ancora maggior valore e speriamo diventi stimolo per sollecitare l’attenzione di chi finora, del diabete si preoccupa solo dei costi, non tenendo conto di chi con il diabete deve conviverci per tutta la vita.

Alcuni momenti delle attività sportive dei ragazzi.

 

Diabetico assolto, non era ubriaco al volante

La Nuova Sardegna

Diabetico assolto, non era ubriaco al volante

Nuoro, la vicenda di un turista milanese: l’alcol test potrebbe essere stato falsato dalla malattia

di Tiziana Simula

NUORO. Ubriaco? No, diabetico. Denunciato per guida in stato di ebbrezza, un turista milanese in vacanza a San Teodoro, affetto da diabete mellito di tipo 1, è stato assolto dal tribunale di Nuoro «perché il fatto non sussiste». Il giudice ha ritenuto insufficienti le prove contro di lui, poiché non è stato effettuato l’esame del sangue che avrebbe potuto fornire la prova certa dell’ assunzione di alcol e del superamento della soglia di punibilità. I test effettuati con l’etilometro su automobilisti diabetici, così come sostenuto nella tesi difensiva dell’avvocato Fabio Varone, accolta poi dal giudice monocratico Mariano Arca, potrebbero infatti risultare falsati per via della produzione dei chetoni (residui acidi) che possono dare luogo a “falsi positivi”, dal momento che l’apparecchiatura non distingue la percentuale di etanolo dalla percentuale dei chetoni.

Fermato a un posto di blocco all’uscita da una discoteca, Augusto Bettini, 39enne, residente a Rozzano, era stato sottoposto all’alcol test dagli agenti della stradale di Nuoro che sentivano un forte alito alcolico. Lui, in preda a un profondo stato di agitazione, aveva chiesto l’intervento di un’ambulanza, facendo presente di essere diabetico insulino-dipendente e di non aver bevuto nulla di alcolico quella sera, ma solo una bevanda energizzante per ovviare allo stato di debolezza in cui si trovava a causa del calo di zuccheri. A fatica aveva soffiato dentro l’etilometro che aveva dato valore positivo, con tasso alcolemico pari a 1,21 g/l, superiore alla soglia consentita dalla legge, mentre si era rifiutato di fare la seconda prova. Di fronte al risultato dell’etilometro, gli agenti gli avevano ritirato la patente contestando il reato di guida in stato di ebbrezza. Il fatto risale all’agosto del 2007. Nel 2012 comincia il processo davanti al tribunale monocratico, ma nel frattempo Bettini, difeso dall’avvocato Stefano Pittorra, vince davanti al giudice di pace di Siniscola, che annulla il provvedimento di sospensione della patente di guida. Nel palazzo di giustizia nuorese si svolgono diverse udienze, con l’audizione dei testimoni del pubblico ministero e della difesa. L’agente della polizia stradale ricorda che l’uomo «emanava un forte alito vinoso e che nell’effettuare la prima prova con l’etilometro non riusciva a soffiare bene, anche se l’apparecchiatura aveva comunque segnalato il tasso alcolemico». Vengono sentiti lo stesso Bettini e l’amico che era con lui quella sera. L’imputato spiega di aver soffiato dentro l’apparecchio in modo non corretto per lo stato d’ansia e di panico in cui si trovava e di aver richiesto agli agenti l’intervento dell’ambulanza del 118, senza che la sua richiesta venisse accolta. Ribadendo di non aver bevuto e di essere insulino-dipendente, e che l’odore di acido poteva essere dovuto all’ipoglicemia.

Accogliendo la tesi del difensore che aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, (il pm aveva invece sollecitato due mesi di arresto e mille euro di multa), il giudice ha assolto Augusto Bettini. Nelle motivazioni della sentenza, si spiega che «in occasione dell’operazione svolta con l’etilometro, è sicuramente possibile il verificarsi di un’interferenza dei chetoni con la strumentazione utilizzata, fornendo rilevazioni tali da farle considerare dei “falsi positivi”. Pertanto, al fine di distinguere la percentuale di etanolo e dei chetoni, era necessario effettuare il dosaggio dell’alcol e dei residui acidi con uno specifico esame del sangue. Poiché non è stato effettuato il prelievo che avrebbe potuto fornire la prova certa dell’eventuale superamento della soglia di punibilità, non può ritenersi raggiunta la prova della responsabilità dell’imputato».

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31 gennaio 2013

L’alunna diabetica

Da La Nuova Sardegna del 10 aprile 2012

L’alunna diabetica resta senza assistenza

I genitori hanno vinto la causa contro l’Asl, ma nell’istituto non c’è personale formato per il controllo dei suoi valori

 

SASSARI. Da quasi due anni attende un’assistenza sanitaria che il giudice ha stabilito le spetti per legge. Lei è una bambina disabile di 10 anni, malata di diabete, che ogni giorno a scuola rischia di finire in choc glicemico. E questo perché non c’è nessuno, all’interno dell’istituto, che possa eseguire pochi, ma essenziali passi per misurare il livello di zuccheri, ed evitare che cali così drasticamente da portarla alla morte.

È dura la vita per la piccola alunna di una scuola primaria (il giornale omette il nome per tutelarne il diritto all’anonimato) del Sassarese, che pure nel maggio 2010 aveva vinto la sua prima battaglia contro lo Stato, che nelle vesti della Asl non le aveva dato ascolto. A pochi mesi, le era stata diagnosticata una forma di diabete mellito del tipo 1, dipendente dall’insulina. Ma da quando ha messo piede a scuola, ai genitori era stato chiaro che non poteva essere lasciata sola: aveva bisogno che qualcuno l’aiutasse sebbene la terapia venisse somministrata attraverso un microinfusore e la misurazione della glicemia fosse affidata ad un sensore sottocutaneo. Il problema è che quando il meccanismo fa il suo lavoro, cioè avverte degli sbalzi dei valori glicemici che a lei potrebbero essere fatali, va in stand by, nel senso che non funziona per alcuni giorni, e bisogna sostituirlo. Ed è proprio questo il momento peggiore: se manca il rilevatore, le misurazioni vanno fatte a mano, da parte di qualcuno che sappia leggere valori e soprattutto, che sappia come reagire in caso di una crisi. Per anni, questo compito è sempre spettato alla madre, fino a quando nel marzo 2009 la piccola non è finita in coma ipoglicemico, e portata d’urgenza in ospedale, col rischio che la situazione degenerasse, proprio perché non c’è stato un intervento immediato. A quel punto i genitori hanno capito che la loro bambina era in pericolo, e che durante l’orario scolastico poteva rischiare la vita. «Nonostante le svariate istanze formulate ai circoli scolastici nel frattempo frequentati – scrive il giudice riferendosi ai tre cambi di scuola – al Comune e alla Asl 1, per ottenere un’assistenza esterna al nucleo familiare durante l’orario scolastico, nessun provvedimento era stato materialmente adottato». Così i genitori avevano deciso di rivolgersi al tribunale del lavoro, e attraverso gli avvocati Pierluigi Olivieri e Marcello Masia l’avevano avuta vinta. Nel corso del processo avviato con ricorso d’urgenza, il consulente tecnico nominato dal giudice Elena Meloni, Pier Franco Canalis, ha stabilito che «è necessario e al tempo stesso sufficiente che durante l’intero orario scolastico sia garantita alla minore la presenza di personale scolastico adeguatamente formato ed informato a gestire la situazione della bambina diabetica». Sulla base delle sue conclusioni il giudice ha stabilito che, non solo il personale deve seguire corsi di pronto soccorso «ormai obbligatori in tutti i posti di lavoro», la Asl 1 e l’Ufficio scolastico regionale, nonché il Comune per la parte che gli compete, devono provvedere all’attivazione di «corsi di formazione per il personale docente e non docente», per assistere l’alunna, «anche ricorrendo ad associazioni di volontariato». Ordine che risale al maggio 2010. Ma da allora i corsi non sono stati attivati. È ancora la madre che deve correre a scuola in caso di allarme. I legali hanno presentato un esposto in Procura.

 

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10 aprile 2012

Diabete: si muove il Parlamento Europeo

Diabete: si muove il Parlamento Europeo

Il 13 marzo il Parlamento Europeo ha dedicato parte della sua sessione plenaria al diabete. Nel corso di un lungo dibattito, diversi Parlamentari, di vari Paesi e partiti, hanno sottolineato nei loro interventi la necessità di mettere in primo piano la prevenzione e l’assistenza alla persona con diabete in tutti i Paesi dell’UE.

Nella risoluzione adottata al termine della seduta e pubblicata il 15 marzo il Parlamento Europeo esprime preoccupazione per il diffondersi di una patologia che già oggi tocca 23 milioni di cittadini dell’Unione Europea, ai quali si aggiungono 32 milioni di persone che, pur non avendo il diabete, hanno alterazioni della glicemia sufficienti per determinare un rischio cardiovascolare.

Il Parlamento Europeo, citando stime della International Diabetes Federation e di altre istituzioni, ricorda alla Commissione Europea e ai governi dei Paesi memebri che nel 2030 un europeo su sei potrebbe avere il diabete o un’alterazione della glicemia.

Cosa fare? Il Parlamento Europeo invita formalmente la Commissione (il ‘governo’ di Bruxelles) e i Paesi membri a moltiplicare e coordinare gli sforzi nella prevenzione, anche potenziando le iniziative già esistenti in materia di ambiente e qualità dei prodotti alimentari, educazione alimentare e promozione dell’esercizio fisico.

Inoltre il Parlamento europeo invita a un coordinamento delle politiche relative alla gestione del diabete e delle complicanze  e della ricerca scientifica.

L’iniziativa del Parlamento Europeo si inserisce autorevolmente in un panorama di sempre maggiore attenzione verso la minaccia che il diabete nello specifico e le malattie croniche in generale, pongono alla qualità della vita, allo sviluppo economico e alla stabilità dei bilanci pubblici dei Paesi europei, attenzione promossa dall’Onu, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e, in passato, dalla stessa Commissione Europea.